Ortottica

 
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Pagina a cura della Dottoressa Ortottista Gemma Picarone 

Ambliopia: la patologia

L’ambliopia è una patologia, che si sviluppa in età pediatrica, in cui la funzione visiva di un occhio è ridotta o assente senza che ci siano stati danni oculari organici. Nei bambini il danno è generalmente reversibile, in linea di massima fino a 4-6 anni, ma sull’età non c’è concordanza della comunità medico-scientifica.

Nel bambino, quando c’è un impedimento alla visione di un occhio, il cervello tende ad escluderlo; ciò può verificarsi per problemi refrattivi (quali miopia e, soprattutto, ipermetropia e astigmatismo), per una cataratta congenita o in caso di ambliopia. Se, infatti, il bambino vede meglio con un occhio, il cervello ignora l’immagine dell’occhio che vede meno (soppressione), che di conseguenza diventa pigro: non venendo più utilizzato può diventare strabico. 

Ambliopia: la causa

Alcuni disturbi oculari che possono causare l’ambliopia sono: astigmatismo, ipermetropia, strabismo, cataratta congenita.

Ambliopia: la diagnosi

E’ possibile diagnosticare l’ambliopia mediante una visita oculistica pediatrica seguita da una valutazione ortottica.

Ambliopia: la cura 

Nei bambini, il trattamento dell’ambliopia è orientato a correggere e stimolare l’occhio con la visione ridotta (occhio ambliope). In genere, la gestione precoce del disturbo, è sufficiente per evitare problemi più tardi nella vita.

La maggioranza dei casi può essere trattata (come avviene di solito) in due fasi. Innanzitutto, viene corretto il problema di fondo, ad esempio con l’uso costante di occhiali e/o lenti a contatto per correggere un difetto visivo. Il bambino viene poi incoraggiato ad usare di nuovo l’occhio più debole, in modo che la visione si possa sviluppare correttamente. Questo risultato può essere ottenuto coprendo l’occhio dominante con una benda o raramente, somministrando alcune gocce di atropina, per compromettere temporaneamente la vista dello stesso. Il trattamento è efficace, ma il recupero della vista è un processo graduale, che necessita di diversi mesi. 

Durante la cura i genitori non devono assecondare la richiesta, da parte del bambino, di togliere la benda. Se la si esaudisse, infatti, si verificherebbe un danno non recuperabile.

La Visita Ortottica

 

consiste nello studio dell’apparato neuromuscolare dell’occhio. L’obiettivo della visita ortottica è la diagnosi o l’esclusione di anomalie neuromuscolari e neurosensoriali (alterazione dell’equilibrio dei muscoli extraoculari, deficit a carico dei nervi che comandano i muscoli oculari),  e le alterazioni funzionali che ne derivano come strabismo, diplopia, ambliopia, confusione, anisometropia, paralisi oculari, assenza di visione binoculare, assenza di stereopsi (senso della tridimensionalità garantito solo da un buon sistema visivo), ecc… 

L’ Ortottica quindi e’ un ramo dell’ Oculistica che comprende qualsiasi procedimento terapeutico atto a ristabilire il corretto equilibrio della motilità oculare, la normale visione binoculare, nonchè un valido potere di fusione e di stereopsi, eliminando ambliopia, soppressione.

Ptosi congenita

 

Ptosi congenita: la patologia

La ptosi congenita, come dice il termine stesso, si presenta nel bambino alla nascita, con una o entrambe le palpebre superiori più basse del normale, per cui la rima palpebrale (spazio fra la palpebra inferiore e quella superiore) risulta ridotta in misura variabile. Uno dei muscoli elevatori è sostituito da tessuto fibroso, in proporzione all’entità della ptosi, e la palpebra superiore non si rilascia normalmente nello sguardo in basso. Anche nelle forme più gravi, la rima palpebrale superiore non si abbassa di molto al di sotto del margine inferiore della pupilla; in tal caso il difetto potrebbe avere origini neurologiche. 

Ptosi congenita: la causa

La causa è appunto di norma distrofica: il muscolo elevatore della palpebra superiore, deputato a sollevare la palpebra, non ha avuto uno sviluppo embrionale normale ed è, parzialmente o totalmente, sostituito da tessuto adiposo e connettivo, con conseguente deficit della funzione contrattile e quindi della normale apertura dell’occhio.

Ptosi congenita: come si manifesta

Un atteggiamento del bambino che aiuta a capire quando si tratta di ptosi è più facile notarlo quando il piccolo acquista un buon controllo del capo, di norma a 4-5 mesi di età. I bambini affetti da ptosi, infatti, tendono a sollevare le sopracciglia con il muscolo frontale nel tentativo di elevare la palpebra e, se una o entrambe le palpebre ptosiche coprono la parte superiore della pupilla, il bambino solleva il mento per guardare davanti a sé. 

Ptosi congenita: la cura

Il trattamento della ptosi congenita è chirurgico e mira a ripristinare la posizione normale della palpebra superiore. 

Quando intervenire? Dipende dalla gravità della patologia. L’intervento deve essere effettuato entro il primo anno di età nei casi gravi, quando cioè la ptosi richiede una posizione di compensazione del mento per guardare avanti. Si può invece rimandare l’operazione di alcuni anni nelle forme meno gravi.

Strabismo 

 

Strabismo: la patologia

In caso di strabismo gli assi visivi dei due occhi non sono allineati. 

Quando tale condizione è presente alla nascita, il cervello del bambino esclude spontaneamente l’occhio deviato proprio per evitare la visione doppia, così l’occhio non utilizzato diventa “ambliope”, cioè pigro, perché non si è sviluppato funzionalmente.

Lo strabismo è di diverso tipo, a seconda della deviazione o della direzione in cui guarda l’occhio. Esiste lo strabismo concomitante – la deviazione è uguale in tutte le posizioni di sguardo - e quello incomitante (paralitico), quando la deviazione varia a seconda della posizione degli occhi ed è maggiore dove agisce il muscolo oculare deficitario. Può essere, inoltre, convergente (esotropia), quando l’occhio è deviato verso l’interno, o divergente (exotropia), verso l’esterno, o ancora verticale (ipertropia), nel caso in cui l’occhio appare deviato verso l’alto o ipotropia, verso il basso.

Si parla di eteroforia o strabismo latente quando, negli strabismi concomitanti, le alterazioni dell’equilibrio sotteso al meccanismo della visione binoculare non sono costanti; in tal caso la deviazione viene mantenuta latente dal meccanismo della fusione e la deviazione oculare è quindi evidente solo quando viene interrotta la fusione. Si parla, invece, di eterotropia o strabismo manifesto quando l’alterazione è ben visibile in qualsiasi condizione. 

 

Lo strabismo più frequente nell’età infantile è di tipo concomitante e convergente o esotropia. In particolare il convergente si verifica in particolare tra i 2 e i 3 anni di età, nella fase in cui si sviluppa la visione binoculare. Il divergente, invece, generalmente, si manifesta intorno ai 10 anni. Mentre lo strabismo incomitante (paralitico) è di solito più frequente nell’anziano. In presenza di una paralisi dei muscoli dell’occhio si perde la capacità di muovere i due occhi contemporaneamente e ciò provoca una diplopia (visione doppia). La diplopia aumenta quando si guarda dalla parte del muscolo paralizzato: i pazienti tendono così a ruotare il capo in direzione opposta per ridurre la visione doppia o a tenere un occhio chiuso. Le posizioni anomale del capo, inoltre, si possono manifestare nella paralisi acquisita del IV e del VI nervo cranico. 

 

I bambini fino ai 3 mesi di vita non sono in grado di controllare bene i muscoli oculari, ma già a partire dal 4° mese dovrebbero riuscire a seguire gli oggetti in movimento con entrambi gli occhi. Se ciò non dovesse accadere si potrebbe trattare di strabismo infantile.

Nei neonati è spesso difficile determinare la differenza tra occhi che sembrano essere deviati e il vero strabismo. I bambini, infatti, hanno spesso un naso largo, piatto e una piega di pelle tra quest’ultimo e le palpebre (che tende a coprire l’occhio durante lo sguardo laterale). Solo apparentemente quindi sembrano avere gli occhi storti verso l’interno; impressione che scompare con la crescita del bambino. 

Qualsiasi oculista è, comunque, in grado di distinguere il vero strabismo da quello falso. 

 

Strabismo: la causa

Lo strabismo può essere ereditario o dovuto ad anomalie oculari.

Lo strabismo non paralitico dipende da anomalie dei fattori nervosi che regolano la posizione degli occhi: ogni muscolo preso singolarmente è normalmente funzionante ma viene alterato l’equilibrio sotteso al meccanismo della visione binoculare.

 

Lo strabismo incomitante (paralitico) può sopraggiungere in seguito a traumi cranici, malattie vascolari, malattie infettive, degenerative del sistema nervoso centrale e diabete.

 

 

Strabismo: come si manifesta

I possibili sintomi, soggettivi, dello strabismo possono essere: mal di testa (cefalea); stanchezza visiva (che può accentuarsi nella visione da vicino); bruciore; fotofobia; inclinazione del capo; aggrottamento delle sopracciglia.

Strabismo: la cura

Il bendaggio. Quando lo strabismo si instaura a causa dell’ambliopia l’occhio che vede bene deve essere bendato al fine di incoraggiare quello pigro (che vede meno) a lavorare di più, migliorando così la capacità visiva. 

Le lenti o l’intervento chirurgico. Se lo strabismo si manifesta per un problema della vista (come l’ipermetropia) generalmente si prescrivono le lenti. Nel caso di strabismo paralitico stabile nel tempo la terapia possibile, per evitare la diplopia, è l’applicazione di prismi ossia di lenti che deviano le immagini: invece di raddrizzare l’occhio spostiamo l’immagine facendo sì che cada al centro della retina, non eliminando dunque lo strabismo, ma consentendo una visione stereoscopica in posizione frontale. 

E’ importante eseguire un’attenta misurazione della vista con l’instillazione di un collirio cicloplegico che, bloccando l’accomodazione, permette di correggere alcune forme di strabismo con gli occhiali, come in caso, ad esempio, di strabismi convergenti causati da ipermetropie elevate. 

Ugualmente rilevante, inoltre, è effettuare l’analisi della motilità oculare per identificare i muscoli deficitari o iperfunzionanti, capendo così quali sono i muscoli da rinforzare o indebolire con l’intervento chirurgico. 

Nei bambini, solo in alcuni rari casi, si può intervenire chirurgicamente sui muscoli degli occhi, comunque mai prima dei 2-3 anni di vita.

Il trattamento delle patologie scatenanti. Quando lo strabismo insorge, invece, in età adulta, come conseguenza di patologie sistemiche (generali) quali diabete o ipertensione, l’unica terapia è la cura di queste cause scatenanti: la risoluzione dello strabismo può essere spontanea (anche dopo 6-7 mesi). 

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